
Questo è il senso del cristianesimo? La speranza che il male abbia uno scopo dotato di qualche forma di bene? Siamo sicuri che il senso della croce sia la croce stessa? Forse a queste domande nessuna forma di teologia o critica testuale è in grado di scandagliare i fondali ma, con il tempo e l’esperienza diretta, forse si può arrivare ad analizzare il vero scopo della croce e della fede cristiana.
Il cristianesimo ha un senso solo nella speranza e nella sofferenza della croce?
“Il cristianesimo non è un’utopia. La religione biblica è in sommo grado e in modo sconcertante realistica. I grandi maestri della fede hanno sempre insistito sul fatto che la vita soprannaturale deve basarsi su una profonda considerazione della natura. Dobbiamo allenarci a vedere le cose come sono, noi stessi come siamo. Avere speranza come cristiani non significa aspettarsi che tutto vada bene. Non tutto va bene”. Erik Varden è un monaco cistercense che dal 2019 è vescovo di Trondheim e dal 2023 amministratore apostolico di Tromsø, in Norvegia. Questa è la sua visione progressista e naturalistica della cristianità. In senso pratico un’altra corrente surrealistica rispetto all’ortodossia si sta ponendo all’attenzione del pubblico o nuovo pubblico cristiano? L’idea informe che ogni considerazione non ortodossa possa essere una valida alternativa all’ortodossia fa un po’ ridere. Di questi tempi molti sembrano doversi impegnare in modo profondo nel dare un nuovo volto alla cristianità e soprattutto al cattolicesimo. Le teorie new New Age dei nuovi vescovi cinquantenni, sposta l’attenzione verso pratiche cristiane che non sono allineabili con il concetto di cattolicesimo e cristianesimo.
“Sperare è avere fiducia che tutto, anche l’ingiustizia, possa comunque avere un senso e uno scopo. La luce ‘brilla nelle tenebre’. Non toglie di mezzo le tenebre. Questo avverrà nei nuovi cieli e nella nuova terra in cui ‘non ci sarà più notte’. Qui e ora, la speranza si manifesta come un barlume. Questo non vuol dire che sia irrilevante. La speranza ha un contagio benedetto che le permette di diffondersi di cuore in cuore. I poteri totalitari lavorano sempre per cancellare la speranza e indurre alla disperazione. Educarsi alla speranza significa esercitarsi alla libertà. In una poesia, Péguy descrive la speranza come la fiamma della lampada del santuario. Questa fiamma, dice, ‘ha attraversato la profondità delle notti’. Ci permette di vedere ciò che è ora, ma anche prevedere ciò che potrebbe essere. Sperare significa scommettere la propria esistenza sulla possibilità del divenire. E’ un’arte da praticare assiduamente nell’atmosfera fatalista e deterministica in cui viviamo”.
Questo è ciò che molti dei nuovi vescovi hanno percepito dagli scritti di Meister Eckhart uno dei più importanti teologi, filosofi e mistici renani del Medioevo cristiano che ha segnato profondamente la storia del pensiero tedesco.
Con la bolla In Agro Dominico del 27 marzo 1329, un anno dopo la morte di Eckhart, papa Giovanni XXII condannò gran parte dei suoi scritti come eretici secondo la Chiesa cattolica, benché la sua figura abbia continuato a influenzare la chiesa tedesca e la filosofia. La sua dottrina del qui e ora non è il fondamento della Chiesa cattolica. La Chiesa e il cristianesimo in senso generale, crea la sua formazione sull’esperienza che costruisce e non sul momento che comunque rimane istintivo e non formativo. Il qui e ora non crea un concetto di formazione quindi, una costruzione legata sul vivere senza l’insegnamento sviluppato nei secoli, una rinuncia a qualsiasi tipo di struttura mistica di riferimento… attenzione a chi pur di cambiare la Chiesa la smembra della sua verità.
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